13 Oct
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“Mio marito aveva un'amante. Posso chiedere l'addebito della separazione?”

“Mia moglie mi ha tradito: cosa succede adesso?”

Sono domande molto frequenti quando una relazione matrimoniale arriva al termine a causa di un tradimento.L'idea più diffusa è che il coniuge che tradisce venga automaticamente ritenuto responsabile della separazione.

Ma giuridicamente non è così.

Il tradimento costituisce certamente una violazione del dovere di fedeltà previsto dall'art. 143 del codice civile, ma infedeltà e addebito della separazione non sono sinonimi.

Perché l'infedeltà possa determinare l'addebito, infatti, non è sufficiente dimostrare che uno dei coniugi abbia avuto una relazione extraconiugale. Occorre accertare che quella condotta abbia avuto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, cioè che abbia provocato o contribuito in maniera determinante alla definitiva compromissione del rapporto. La giurisprudenza di legittimità richiede, in particolare, una valutazione complessiva della situazione matrimoniale e del comportamento di entrambi i coniugi.

Ed è proprio qui che diventa fondamentale capire quando è avvenuto il tradimento e cosa stava accadendo nella coppia prima dell'infedeltà.

Il tradimento comporta automaticamente l'addebito della separazione?

No.

L'art. 151 del codice civile consente al giudice di dichiarare, su richiesta di uno dei coniugi, a quale dei due sia addebitabile la separazione quando ricorrono violazioni dei doveri derivanti dal matrimonio e tali violazioni abbiano determinato l'intollerabilità della convivenza o il grave pregiudizio per la prole.Il semplice accertamento dell'infedeltà, quindi, non esaurisce la questione.Bisogna verificare se il tradimento sia stato la causa della crisi oppure se sia intervenuto quando la crisi era già irrimediabilmente in atto.Questa distinzione può cambiare radicalmente l'esito della domanda di addebito.

Quando il tradimento può comportare l'addebito della separazione?

Immaginiamo una coppia che, fino a quel momento, conduce una vita matrimoniale sostanzialmente normale.Non ci sono conflitti particolarmente significativi, la convivenza prosegue regolarmente e non risultano elementi che facciano pensare a una crisi già consolidata.A un certo punto, però, uno dei coniugi intraprende una relazione extraconiugale stabile e, dopo la scoperta del tradimento, il rapporto matrimoniale entra definitivamente in crisi fino ad arrivare alla separazione.In una situazione di questo tipo, l'infedeltà può assumere un ruolo determinante ai fini dell'addebito, se viene provato il nesso causale tra la relazione extraconiugale e la crisi matrimoniale.Non è quindi il tradimento, considerato astrattamente, a determinare l'addebito: è la sua incidenza causale sulla rottura del matrimonio.

E se il matrimonio era già in crisi prima del tradimento?

Qui la situazione cambia.Immaginiamo invece due coniugi che da anni vivono una relazione profondamente conflittuale, hanno cessato da tempo ogni effettiva comunione di vita, litigano continuamente e hanno già maturato la decisione di separarsi.Se soltanto successivamente uno dei due intraprende una nuova relazione sentimentale, potrebbe risultare difficile sostenere che sia stata proprio quella relazione a determinare la crisi matrimoniale.In questo caso, infatti, il tradimento potrebbe essere la conseguenza di una crisi già esistente, e non la sua causa.Naturalmente, ogni situazione deve essere valutata concretamente e sulla base delle prove disponibili.La giurisprudenza ha più volte sottolineato proprio la necessità di verificare se la crisi fosse già irrimediabilmente compromessa prima dell'infedeltà. Corte di Cassazione

Come si dimostra che il tradimento ha causato la separazione?

Questa è spesso la questione più delicata.Chi chiede l'addebito deve fornire gli elementi necessari a dimostrare non soltanto l'esistenza dell'infedeltà, ma anche il nesso causale tra la condotta del coniuge e la crisi matrimoniale.

Il giudice può quindi essere chiamato a ricostruire la storia della coppia: i rapporti tra i coniugi prima del tradimento, la presenza o meno di una crisi già manifesta, la durata della relazione extraconiugale, le modalità con cui essa si è sviluppata e le conseguenze che ha prodotto sulla vita familiare.

È sufficiente dimostrare che il coniuge aveva un amante?

Non necessariamente.

La relazione extraconiugale può essere provata attraverso diversi elementi, la cui rilevanza deve naturalmente essere valutata nel singolo caso.Possono assumere rilievo, ad esempio, messaggi, comunicazioni, fotografie, ammissioni, testimonianze o altri elementi documentali, purché acquisiti e utilizzati nel rispetto delle regole processuali e della normativa applicabile.Ma anche quando l'infedeltà sia stata pienamente dimostrata, rimane da accertare il suo rapporto con la crisi coniugale.

Questo è il passaggio che spesso viene trascurato.

Il tradimento può comportare il risarcimento dei danni?

Il tema è distinto dall'addebito.La violazione del dovere di fedeltà non comporta automaticamente il diritto al risarcimento del danno.Tuttavia, in determinate circostanze, una condotta particolarmente grave può incidere anche sul piano della responsabilità civile, quando siano lesi diritti fondamentali della persona e ricorrano i presupposti richiesti dall'ordinamento.La Corte di Cassazione ha chiarito che la violazione del dovere di fedeltà non è necessariamente sanzionata soltanto attraverso l'addebito della separazione e che, in presenza di specifiche condizioni, può essere valutata anche ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale. 

Si tratta, tuttavia, di una questione distinta che deve essere esaminata caso per caso.

Cosa comporta l'addebito della separazione?

L'addebito può avere conseguenze importanti, soprattutto sul piano economico.

Il coniuge con addebito perde il diritto al mantenimento?

In linea generale, il coniuge cui è addebitata la separazione non può beneficiare dell'assegno di mantenimento previsto dall'art. 156 c.c., fermo restando il diverso diritto agli alimenti qualora ne ricorrano i presupposti.La disciplina dell'art. 156 c.c. collega infatti il diritto al mantenimento alla posizione del coniuge cui non sia addebitabile la separazione e che non disponga di adeguati redditi propri. La Cassazione ha recentemente ribadito questo principio. Corte di Cassazione

Il tradimento incide anche sull'eredità?

L'addebito può avere conseguenze anche sul piano successorio.È però importante evitare una semplificazione frequente: non è corretto dire semplicemente che il coniuge cui è stata addebitata la separazione “non eredita nulla”.La disciplina successoria del coniuge separato con addebito è infatti particolare e deve essere distinta dalla posizione del coniuge separato senza addebito e da quella dell'ex coniuge divorziato.Anche questo è uno dei motivi per cui la pronuncia di addebito può avere conseguenze che vanno oltre il momento della separazione.

Se il coniuge mi tradisce, posso chiedere l'addebito?

Sì, è possibile chiederlo, ma il tradimento da solo non garantisce che la domanda venga accolta.Sarà necessario valutare:

  • quando è iniziata la relazione extraconiugale;
  • quale fosse la situazione matrimoniale prima del tradimento;
  • se esistesse già una crisi coniugale;
  • se la convivenza fosse già divenuta intollerabile;
  • quale incidenza abbia avuto l'infedeltà sulla definitiva rottura del rapporto;
  • quali prove possano dimostrare il tradimento e il relativo nesso causale.

In altre parole, non conta soltanto sapere se c'è stato un tradimento, ma comprendere quale ruolo abbia avuto quel tradimento nella storia della coppia.

Tradimento e separazione: conta più la causa o il momento?

In molti casi, proprio il fattore temporale può diventare decisivo.Se il tradimento precede la crisi e contribuisce a determinarla, può assumere rilevanza ai fini dell'addebito.Se invece la relazione extraconiugale interviene quando il matrimonio è già caratterizzato da una crisi irreversibile, potrebbe non essere possibile attribuire al tradimento la responsabilità della separazione.La Corte di Cassazione, anche in materia di altre gravi violazioni dei doveri coniugali, ribadisce l'importanza dell'accertamento del rapporto causale tra la condotta contestata e la crisi matrimoniale. Per questo, nelle controversie familiari, la cronologia degli eventi può essere fondamentale.

In conclusione: cosa succede se il coniuge ha un amante?

Scoprire che il proprio coniuge ha un'altra relazione può rappresentare un momento estremamente doloroso e può certamente costituire una violazione del dovere di fedeltà.

Ma dal punto di vista giuridico bisogna andare oltre la semplice domanda:“Mi ha tradito?”

La domanda realmente importante è:“Il tradimento ha causato la crisi che ha portato alla separazione?”

È questa la questione che può fare la differenza ai fini dell'addebito.Perché una relazione extraconiugale iniziata in un matrimonio ancora pienamente funzionante e tale da provocarne la definitiva rottura rappresenta una situazione molto diversa rispetto a un tradimento avvenuto quando la coppia era già da tempo separata di fatto e la crisi era ormai irreversibile.

Tradimento e addebito della separazione, quindi, non sono la stessa cosa.

Prima di intraprendere un'azione giudiziaria è fondamentale ricostruire con precisione la storia del rapporto e valutare quali elementi possano dimostrare non soltanto l'infedeltà, ma anche il suo effettivo ruolo nella crisi matrimoniale.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce una consulenza legale. Ogni situazione familiare deve essere valutata sulla base delle circostanze e della documentazione del singolo caso.

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